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domenica 28 ottobre 2012

Bestiario, il ritorno

In cucina col biondone, parte II

Questa sera si mangia...italiano!!!

Ingredienti:
- Spaghetti
- Olio, Cipolle, Carote, Mais, Funghi, Capperi, Olive, Concentato di pomodoro
- Tocco di genio dello chef

Preparazione:

Far bollire per una trentina di minuti gli spaghetti e lasciare a mollo per tutta la praparazione della laboriosa salsa. Inondare una pentola di olio, e mettere a soffriggere due o tre cipolle (belle grandi). Aggiungere carote a rondelle (feticcio del nostro chef), funghi, mais, olive e capperi. Versare del concentato di pomodoro e allungare con acqua. Quando il preparato è quasi a fine cottura ecco il tocco di genio dello chef: innaffiare il sugo con abbondante tabasco e spolverare con noce moscata.
Scolare gli spaghetti e incorporare.
La cena è servita.

Come scampare a tutto questo?
Con un grande classico. Come diceva il sommo poeta: questa sera io non ho fame.


giovedì 18 ottobre 2012

La riunione settimanale

Ogni giovedì, con l'epressione poco beata dei suini che si avvicinano al macello, ci dirigiamo tutti alla volta della sala conferenze per il realizzarsi di quel rito collettivo da ufficio, barbaramente noto come riunione settimanale. Abbandoniamo mesti le nostre postazioni che ci consentono privacy e fancazzismo e, armati di penna e fogli, ci prepariamo alla lotta psicologica. Perchè, in fondo, non si tratta che di questo. Nel Paese delle Meraviglie in cui mi trovo, il Direttore-uccel-di-bosco (che quando serve non c'è mai) si palesa in tutta la sua imponenza e autorità solo per celebrare questa liturgia. Capite bene allora che c'è poco da stare tranquilli. In un ambiente di lavoro in cui tutti godono della massima indipendenza lavorativa, dove tutto è politically correct fino allo sfinimento, dove il rispetto per la libertà intellettuale sta al di sopra di ogni cosa,  nessuno si permetterebbe mai di dare ordini, o di imporre scadenze. Come possono mai funzionare le cose quindi senza un controllo formale? Semplice, siamo in un Paese evoluto. Qui ci sediamo tutti attorno al lungo tavolo e iniziamo la riunione. Siamo di fronte ad una forma di controllo ancora più subdola: l'autocontrollo.
Il direttore prende per primo la parola, e, a turno tutti hanno diritto ai propri cinque minuti di terrore. Mani che tremano, voci nervose, volti tesi. Ognuno deve raccontare cosa ha fatto la settimana precedente e i propri piani per la successiva. Il direttore guarda e tace. Nessuno commenta, tutti osservano. Finezza tattica, quella del silenzio, che Sun Tzu apprezzerebbe sicuramente. La prima riunione, la ricordo ancora. Incurante della liturgia, ho provato a buttarla in caciara con una battuta. Mi sono sfracellata contro il muro del silenzio: non l'ho mai più rifatto. Ora mi limito a ripetere meccanicamente i miei compiti, ad un'esposizione asettica e concisa, e soprattutto a evitare ogni forma di umanità. La guerra è guerra.
E oggi, guarda un po', è giovedì.
Vado.

martedì 16 ottobre 2012

Il mio tempo

via FFFound
Sono le 8:20, piove, sto andando al lavoro. Seguo la fiumana di gente che scende dal treno come me, facce ormai conosciute. Il semaforo fuori dalla stazione ci mette una vita, fa freddo, tutti scalpitano. Al verde scattiamo veloci. Anche io corro, non so perchè. Ma inciampo, su di un cavo arrotolato e cado. Faccio in tempo a mettere le mani avanti, mi rialzo. Qualcuno si è fermato, mi guarda, sorrido. In ufficio disinfetto le mani, guardo i lividi alle ginocchia, nulla di grave. Guardo l'ora. Sono ancora le 8:20. L'orologio che porto sempre largo, e che mi scende sempre fino all'inizio del palmo della mano, è fermo, il quadrante graffiato. 
Era un regalo dei miei amici per la mia laurea. Da allora l'ho sempre tenuto al polso, a destra, non so bene per quale motivo. Lo tolgo. Lo farò riparare, se si potrà, quando tornerò a casa.
Passando davanti ad un negozio qualche giorno più tardi ho visto un piccolo orologio, nulla di pretenzioso. Semplice, ma carino. Sono entrata e ho deciso di regalarmelo. Probabilmente è una delle poche cose davvero mie, un modo per celebrare questo primo mese di lavoro, il mio primo stipendio.  Un modo per appropriarmi metaforicamente del mio tempo, anche, se proprio la vogliamo buttare sul filosofico-esistenziale.
Lo porto a sinistra ora, stretto al polso, un po' come fanno tutti.

domenica 14 ottobre 2012

Bestiario

Rieccoci con l'appuntamento Bestiario. Questa volta, dopo aver trattato i deliri culinari, procediamo ad esemplificare le pazze idee dei cari vitelli che vivono con me: in questa categoria, oltre ai presunti colpi di genio, rientrano anche tutte le domande inopportune, le convinzioni più sbagliate e le arroganze da pivelli con le quali mi trovo a dover combattere ogni giorno. 

Pazze idee
Il caso

Cosa rispondere alla domanda: "Ma perchè voi italiani non tagliate la pasta, prima di mangiarla?
Ora, andiamo ad analizzare il senso della frase, che non mi sembra così evidente. Il voi italiani  in questione è rivolto a me, che in questo angolo di modo rappresento "gli italiani" tutti, e fin qui ci siamo.
Per ciò che riguarda il "perchè non tagliate la pasta prima di mangiarla", direi che ci stiamo imbattendo in quel genere di domande che hanno come conseguenza immediata un leggero effetto-spaesamento nell'interlocutore. Effetto che si traduce nella percezione, a tratti convinzione, di non aver  sentito bene.
Si chiede al soggetto di ripetere.
"Perchè voi italiani non tagliate la pasta, prima di mangiarla?
Avevamo (noi italiani) sentito bene. Parte il lavoro delle sinapsi, che veloci cercano di cogliere il senso della questione. Le sinapsi non collaborano, si inceppano.
Si chiede all'interlocutore un qualche chiarimento.
"Ma si, voi italiani, quando mangiate gli spaghetti, non li tagliate col coltello come me! Ma perchè? Trovo assurdo che non lo facciate!"
E allora qui siamo davvero di fronte ad una pazza idea: l' assoluta convinzione di essere nel giusto e di avere qualcosa di importante da insegnare a noi italiani, sulla pasta.
Ogni mia spiegazione si è rivelata vana. Ogni tentativo di distoglierlo da questa pratica barbara è fallito.

Osservazioni:
Si osserva la mimica facciale: nessun segno di ironia o scherno. 
Si osserva il piatto: il soggetto in questione ha effettivamente tagliato i suoi spaghetti stracotti.

Conclusioni:
Caso disperato.


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