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venerdì 19 dicembre 2014

Davanti al mio armadio

Fuori nevica. Il monastero è ancora avvolto nel silenzio. Io sono sveglia come non mai nonostante la serata passata ad assaggiare liquorini al pepe e al peperoncino (è una lunga storia). Insomma, cosa mai starò facendo all'alba di un venerdì mattina davanti all'armadio?

mercoledì 10 dicembre 2014

Valide alternative alla disoccupazione: Youtuber

In questi mesi di disoccupazione, tra un invio di curriculum e un'imprecazione, ho scoperto un magico mondo dorato della cui esistenza, in tempi fecondi per le mie cellule neuronali, non mi sarei curata. Quindi eccomi qui, a raccontare l'universo delle  star di Youtube, che mi ha risucchiato come quando invece di studiare per gli esami guardavo Videoclash. Ecco, l'ho detto.
Comunque, ricordiamolo, la disoccupazione tanto bene non fa, e qualsiasi arma di distrazione di massa diventa un facile approdo, anche solo come strumento di riflessione. Quindi con piglio di consumata teorica dei mass media, mi lancio nell'analisi del fenomeno nella sua declinazione femminile, quella di cui sono il target privilegiato giacché, comunque vada, donna sono.

domenica 30 novembre 2014

Cose da tenere a mente

“I tell my students that when you write, you should pretend you’re writing the best letter you ever wrote to the smartest friend you have. That way, you’ll never dumb things down. You won’t have to explain things that don’t need explaining. You’ll assume an intimacy and a natural shorthand, which is good because readers are smart and don’t wish to be condescended to. I think about the reader. I care about the reader. Not “audience.” Not “readership.” Just the reader.” 

 Questa cosa molto interessante l'ha detta Jeffrey Eugenides.

giovedì 13 novembre 2014

Scelte sostenibili

Il mio esperimento con lo  smartphone si è già esaurito, più che altro sono tornata al mio vecchio telefono poco intelligente, ma molto telefono, e bon, per il momento è chiusa lì. Magari ci tornerò quando davvero non ne potrò fare a meno, ma anche in questo caso, vai a capire quando davvero c'è una necessità così impellente a stare connessi, a ritenere quello che capita sullo schermo più importante e degno d'attenzioni della vita reale. Difficile, troppo, non farsi rimbambire. Ma la finisco qui, prima di lanciarmi nelle solite riflessioni sull'etica tecnologica.
Chiamatemi retrofuturista...
Poi,  altra questione su cui mi interrogo e per la quale la via dell'addio mi sembra sempre la più sensata è quella di questo blog.
Difficile affidare pensieri profondi, personali a uno spazio in cui si "guarda e passa".
Perchè guardate, perchè passate, mi verrebbe da chiedere, e infatti ve lo chiedo. Lo chiedo a chi non commenta mai, a chi comunque un occhio qui ce lo butta. Delurkatevi, palesatevi, almeno una volta, almeno per oggi, perchè alle volte è come stare a parlare di fronte a un gruppo di persone che finito il discorso, si alza e se ne va. Capisco la difficoltà, il fatto che non se ne senta la necessità. Poi posso continuare a scrivere, ma vorrei sapere perchè venite a leggermi...
Se no, anche un ciao va bene ;-)

martedì 4 novembre 2014

Alla Pinacoteca

Ogni tanto spengo l'allarme "Noia a badilate"®, ho brevettato anche questo, e vado alla Pinacoteca, che dopo il Museo di Arte Contemporanea, il parco frequentato dagli anziani, il cinemino intellettuale e il supermercato è uno dei luoghi prediletti della mia nullafacenza. Devo spegnere l'allarme se no sento sempre una vocina che mi dice: "Ma se volevi dormire non era più comodo farlo sul tuo letto, che in piedi davanti a un quadro?". La vocina è pedante, c'è da dirlo.  In realtà amo l'arte, e in questo sono seria, ma è una questione difficile non essere fagocitati da altre questioni a corollario, che ora spiegherò.

martedì 21 ottobre 2014

Al Museo di Arte Contemporanea

Ogni tanto spengo l'allarme stronzate in vista® (l'ho brevettato) e vado al museo di arte contemporanea. Devo spegnere l'allarme se no sento sempre una vocina insistente che mi dice : "Senti, andiamocene". L'ultima volta sono rimasta a lungo in contemplazione di un'istallazione: un muro bianco. Rifletteva la volontà dell'autore di immortalare la luce ad una particolare ora del giorno. Un muro bianco, perdio, il cliché assoluto: ho letto e riletto il depliant, e no, non mi è sfuggito nulla. Bene, poi dicono che l'arte va capita. Infatti io son sempre lì che cerco di farmi domande, ma non è che in giro si trovino molte risposte, che non emanino la solita puzza di fregatura. In fondo si tratta di mercanteggiare l'idea. L'artista ci è arrivato per primo, ne ha fatto arte: accettiamolo.
Tempo fa frequentavo uno di questi qui, quelli che si dicono artisti post-concettuali (ognuno ha quel che si merita, e non lo dico certo in senso positivo), e per il gusto di contrastarlo in ogni modo ho tirato fuori non so da quale baule della mia mente la mia parte rozza e materiale, refrattaria a ogni distorsione della realtà. E ho scoperto che mi piace molto, e da allora siamo sempre rimaste in contatto, mentre l'artista concettuale vagava nel suo cyberspazio.

lunedì 6 ottobre 2014

Pecorello e Long Island Iced Tea

Da quando vivo all'estero (e ormai tra andate e ritorni fanno un po' di anni) ho pian piano imparato a fare cose tipo:
- andare a zonzo da sola senza sentirmi una sfigata, ma intenzionalmente, per starmene per i cazzi miei, in mezzo alla gente. Un'attività sociale a impegno sociale zero.
- farmi piacere il supermercato: questione di pura sopravvivenza che è però diventato un hobby. Scegliere, capire che cazzo cercano di vendermi come prosciutto Dop, meditare l'acquisto sconsiderato del Pecorello in sostituzione a ben più saporiti formaggi. 
- confrontarmi con gente che in Patria non ho modo (ma nemmeno voglia) di frequentare: razzisti, e non ci si stupisce mai abbastanza di quanti ce ne sono in giro, maniaci della discomusic, estimatori di McDonalds, avvocati broccoloni e donne in menopausa. E per frequentare intendo farci dei discorsi e cercare di trovare un punto in comune. 
- guardare film in lingua straniera con sottotitoli in un'altra lingua straniera e non decidersi su quale idioma settare il cervello finendo per perdersi sia il dialogo che le immagini, ma facendoci complesse analisi e recensioni alla fine.
Mica cotiche!

lunedì 29 settembre 2014

Cena al monastero

Questa che vedete qui al lato non è un'immagine propagandistica presa da un libro sulla felice e prospera vita in un bunker in piena Guerra Fredda nel blocco sovietico, con bevande fac-simile dal gusto un po' alterato, senape consumata a litri, radio con mangianastri ultimo modello, e asciugatrice il cui consumo in elettricità è del tutto compatibile coi tempi ancora sbarazzini dell'energia nucleare. La foto è in realtà stata fatta pochi giorni fa nella cantina-refettorio del monastero, dove l'ex-suora ora cuoca ha deciso di organizzare una cena per il suo compleanno, invitando alcune elette tra le coinquiline, fra cui, ovvio, non poteva certo mancare l'italiana, anima ciarliera (anche se condannata agli inferi) e vera estimatrice della buona cucina. 

venerdì 19 settembre 2014

Salumieri e parrucchieri

C'è un articolo che ho letto un po' di tempo fa, non mi ricordo di chi e dove (andiamo bene...), che mi è rimasto in testa per molto. Parlava di migranti e di difficoltà linguistiche. Raccontava di questa ragazza che, per quanto avesse  raggiunto un livello molto alto, quasi perfetto, della lingua del suo nuovo paese, tuttavia non sentisse di riuscire mai pienamente ad esprimersi, e quindi preferisse evitare di trovarsi in difficoltà piuttosto che provarci e non essere capita. Lei portava ad esempio una delle situazioni tipiche di chi vive all'estero, ossia la spesa al supermercato: per anni confessava di avere guardato con occhio sognante tutto ciò che c'era dietro il bancone della salumeria, e ben sapendo che i prodotti freschi fossero più saporiti, preferiva comprare quelli già confezionati per non correre il rischio di non sapersi spiegare correttamente, di creare code e di spazientire gli altri clienti. Il suo essere finalmente a suo agio linguisticamente è stato segnato dal giorno in cui finalmente ha rivolto la parola al salumiere e ha chiesto quello che veramente voleva...(sembra l'inizio di un porno, lo so...)...

venerdì 12 settembre 2014

Le patologie del migrante

Pratico distributore di felicità  migrantis 
A scopo scientifico ho stilato un piccolo breviario delle patologie, tutte testate personalmente, cui può incorrere il migrante medio:

 La smemoratezza migrantis : incapacità progressiva di vedere i limiti del Paese che si è lasciato, eccessivo entusiasmo e enfasi nel descrivere la vita in Patria, lacrimazione copiosa, sentimentalismi.

Rabbia migrantis: odio diffuso e generalizzato verso la nuova realtà. Sproloquio, nervosismo. Vivere la propria condizione di migrante come una maledizione e una penitenza.

Insonnia migrantis: Difficoltà nel mantenere una giusta alternanza sonno-veglia. Collegamenti frequenti a siti web di compagnie aeree, con simulazione di prenotazioni di voli di ritorno.

Accettazione migrationis: fase transitoria tra smemoratezza migrantis e mutatio migrantis.

mercoledì 10 settembre 2014

Il minestrone come scelta

Ieri sera sono stata invitata in pizzeria da una amica che ha appena trovato lavoro e voleva festeggiare.
Mi è toccato togliere la tuta, abbandonare il plaid, ma per una persona che ha passato l'inverno, la primavera e l'estate a tormentarmi col suo cinismo, negatività e pessimismo ma che finalmente sta vedendo la luce, questo e altro. Un giorno, lo prometto, scriverò anche della gente che mi ritrovo a frequentare qui, ma oggi volevo parlare di scelte coraggiose, e non di ignavia. Ma torniamo a noi...
Mentre tracanno la mia birra gelata, al fine di deglutire la pizza più stopposa che abbia mai assaggiato, la famiglia di stranieri al mio lato destro è pronta a ordinare. Diciamocelo pure, dimostro interesse per la nuova vita dell'amica di cui sopra, ma in realtà il mio orecchio è orientato tipo parabola sulle scelte dei vicini: papà tagliolini al pesto, mamma risotto alla milanese, figlio pizza, e bambina minestrone. Fermi tutti: ha detto minestrone.

giovedì 3 luglio 2014

Una quotidiana guerra

Via FFFound
Se c'è una battaglia che faccio mia è quella contro l'arroganza. Ed è una quotidiana guerra con la razionalità, perché tanto, si sa, il mondo è pieno di gente che se la canta e se la suona con grande convinzione, e abbatterli a suon di ciabattate di umiltà diventa una roba per folli sognatori. Comunque, essendo italiana all'estero, uno dei casi più eclatanti e frequenti che mi vede impegnata nella lotta riguarda la protezione della dignità della nostra lingua. La conversazione con lo straniero arrogante che si crede a torto poliglotta va in genere così:
In lingua straniera:
- Ah, ma sei italiana?
- Si, si
- Pippone su quanto è bella l'Italia
- Ok
- Pippone su quanto è buono il cibo italiano
- Ok
- Ah, comunque io parlo italiano
- Assì?
- Si. Io parlo italiano, so l'Italiano, è una lingua talmente facile!
- Vabbè, allora dai, dimmi pure in italiano...
In Italiano:
- Si, vede, talliano lengua simply pecchè parla como espagnolo. Io aprèndito easilmente quando amigo portato su vacanza two volte a Itallia, mangiava muy bueno, pizza. Io parla, tu no credivi!
- Ehm... e dove sei stato?
- Io detto mangiat pizza. Tu che andi?
- Come dici?
- Io detto andi!
- Andi?
- Tu no capisce italiano, ah ah ah!
-.....

martedì 15 aprile 2014

L'aperitivo italiano all'estero

L'appuntamento è alle 18 nell'unico locale di questo angolo di mondo in cui si dice, si millanta più che altro, verificarsi quel rito collettivo moderno per gente che sa divertirsi, meglio noto come "aperitivo all'italiana". Bisogna andarci.
L'appecoronamento delle masse a questa usanza nostrana non riguarda però solo la vivace comunità di espatriati italici nostalgici e in cerca di affetto, ma coinvolge anche qualche autoctono timido-curioso e soprattutto numerosi stranieri esaltati all'idea di "un posto dove per una birra ti danno cibo italiano gratis": brividi. C'è da ammettere comunque che in un luogo dove nessuno offre nulla, mai,  tutto ciò possa sembrare alquanto esotico ed esaltante: che per una birra pagata il quadruplo ti offrano cibo salatissimo e di dubbia qualità sembra quindi a queste latitudini un miracolo di generosità inspiegabile. Vabbè.

martedì 8 aprile 2014

Il cetriolo globale

Col sole in fronte..
Quello per cui lavoravo gratis tempo fa come serva della gleba, ovvero stagista, aveva fatto una previsione con la quale voleva dimostrare la sua perspicacia nell'analisi socio-economica e allo stesso tempo la sua magnanimità nel voler offrire un'esperienza di crescita professionale non pagata a dei poveri disoccupati. La sua bella macumaba era: "Voi laureati dal 2008 in poi difficilmente, anzi praticamente è pressochè sicuro, troverete mai lavoro. Ma non è colpa vostra, è una questione globale. Appena poi le cose si sistemeranno, e accadrà, voi sarete troppo vecchi per essere inseriti nel sitema e quindi rimarrete sempre ai margini". E sticazzi.
Da quell'esperienza schiavistica in poi devo dire che la sua profezia si è  rivelata quantomeno realistica, e la mia vita è stata un susseguirsi di avventure lavorative  più o meno valide, interessanti, gratificanti, ma tutte riunite sotto il comune denominatore dell'instabilità, della fragilità, dell'inconsistenza. Sperimentando tutte le fasi della rabbia, della frustrazione e del sentirsi ripetere "ce ne sono tante brave come te", che sottointende l'accettazione di ogni  fetecchia travestita da lavoro, però qualcosa si impara. E quando il consulente del lavoro ti dice "mi dispiace ma non sono riuscito a trovare nulla per te", si va al parco e al sole e si pensa alle cose belle e non convenzionali che si possono fare, a come si possono realizzare in modo diverso.
Questo tempo è prezioso.


martedì 18 febbraio 2014

Le abitanti del monastero: tra misticismo e follia

Via FFFFound
Mentre sono a pranzo nel refettorio del monastero mi raggiunge una coinquilina di ritorno da un incontro del gruppo di preghiera. Le chiedo se frequenti tutti i giorni la Chiesa e lei mi risponde con convinzione: "Ovviamente, se vuoi essere salva, devi pregare e andare a messa ogni giorno, possibilmente più volte al giorno". Lei è una ex-suora ora riconvertita alla cucina (questo genio dei fornelli raccontato qui, per intenderci), e un po' ci sta che sia ancora così legata all'istituzione e ai doveri monastici, però quell'ovviamente buttato lì con tanta sicurezza mi incuriosisce, soprattutto perchè pronunciato da qualcuno che ha abbandonato volontariamente l'ordine per tornare alla vita laica. Voglio saperne di più del suo modo di intendere la spiritualità e la religione. Le chiedo come faccia ad essere così sicura di quel che dice, e la sua unica risposta è: "Io ho la fede e lo so. Sarò salva". Uh, allora basta avere la fede e tutto si risolve così? E io che non ce l'ho, dove la trovo? "Da nessuna parte, è un dono di Dio, se non ce l'hai peggio per te". Ah, andiamo bene. Siamo fortissimi a compassione qua dentro. Le dico che mi sembra un club un po' esclusivo, quello di cui fa parte. E mi pare un po' troppo semplicistico il suo modo di vedere la religione. E poi cos'è questa salvezza di cui mi parla? "La fine è vicina, l'Apocalisse sta arrivando, è già arrivata. Io sono pronta e prego. Vedrò Dio, lo so. Io sono salva", mi dice sgranando gli occhi. Ancora con questa Apocalisse? Ok, capisco il tuo tentativo di terrorismo psicologico, ma come la mettiamo con chi non ha fede ma si è comportato degnamente, che fine farà? "La fine che merita, solo chi ha fede si salverà". Va beh, non c'è confronto dialettico che regga di fronte a tanta convinzione, il concetto è chiaro. Quindi che ne sarà di me? 
"Finirai senza scampo all'Inferno". Sicura? "Si".

E queste notizie vengono date così, in un giorno qualunque, a pranzo, qui dentro.

Nel prossimo episodio de Le abitanti del monastero: i rosari fuggitivi.

lunedì 3 febbraio 2014

Le regole del monastero

Via FFFFound.com
Le regole del monastero in cui vivo ancora (puntate precedenti qui, qui e qui) sono molte e vengono consegnate in triplice copia ad ogni abitante non religioso della struttura. Aderivi formalmente è un dovere che viene sancito dalla firma sul contratto. Rispettarle accuratamente è un obbligo cui numerosi cartelli di avvertenza rimandano espicitamente. Accettarle intimamente è auspicabile, ma su questo, almeno, non c'è alcun controllo possibile.
Al numero 1 della lista dei divieti c'è quello assoluto di intrattenere ospiti, maschili, in qualsiasi ora del giorno, e nemmeno da immaginare lontanamente, della notte. La pena è la cacciata immediata dal convento.
In questi mesi ho visto di tutto, anche chi ha dato incautamente fuoco alla cucina col rischio che saltasse tutto in aria ed è stato al massimo rimproverato con un buffetto sul viso.
Ma nessuno osi mettere apertamente in discussione la norma dell'ospite inopportuno.
Capite bene che allora sentirsi la monaca di Monza qua dentro è un attimo.

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