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martedì 18 febbraio 2014

Le abitanti del monastero: tra misticismo e follia

Via FFFFound
Mentre sono a pranzo nel refettorio del monastero mi raggiunge una coinquilina di ritorno da un incontro del gruppo di preghiera. Le chiedo se frequenti tutti i giorni la Chiesa e lei mi risponde con convinzione: "Ovviamente, se vuoi essere salva, devi pregare e andare a messa ogni giorno, possibilmente più volte al giorno". Lei è una ex-suora ora riconvertita alla cucina (questo genio dei fornelli raccontato qui, per intenderci), e un po' ci sta che sia ancora così legata all'istituzione e ai doveri monastici, però quell'ovviamente buttato lì con tanta sicurezza mi incuriosisce, soprattutto perchè pronunciato da qualcuno che ha abbandonato volontariamente l'ordine per tornare alla vita laica. Voglio saperne di più del suo modo di intendere la spiritualità e la religione. Le chiedo come faccia ad essere così sicura di quel che dice, e la sua unica risposta è: "Io ho la fede e lo so. Sarò salva". Uh, allora basta avere la fede e tutto si risolve così? E io che non ce l'ho, dove la trovo? "Da nessuna parte, è un dono di Dio, se non ce l'hai peggio per te". Ah, andiamo bene. Siamo fortissimi a compassione qua dentro. Le dico che mi sembra un club un po' esclusivo, quello di cui fa parte. E mi pare un po' troppo semplicistico il suo modo di vedere la religione. E poi cos'è questa salvezza di cui mi parla? "La fine è vicina, l'Apocalisse sta arrivando, è già arrivata. Io sono pronta e prego. Vedrò Dio, lo so. Io sono salva", mi dice sgranando gli occhi. Ancora con questa Apocalisse? Ok, capisco il tuo tentativo di terrorismo psicologico, ma come la mettiamo con chi non ha fede ma si è comportato degnamente, che fine farà? "La fine che merita, solo chi ha fede si salverà". Va beh, non c'è confronto dialettico che regga di fronte a tanta convinzione, il concetto è chiaro. Quindi che ne sarà di me? 
"Finirai senza scampo all'Inferno". Sicura? "Si".

E queste notizie vengono date così, in un giorno qualunque, a pranzo, qui dentro.

Nel prossimo episodio de Le abitanti del monastero: i rosari fuggitivi.

lunedì 3 febbraio 2014

Le regole del monastero

Via FFFFound.com
Le regole del monastero in cui vivo ancora (puntate precedenti qui, qui e qui) sono molte e vengono consegnate in triplice copia ad ogni abitante non religioso della struttura. Aderivi formalmente è un dovere che viene sancito dalla firma sul contratto. Rispettarle accuratamente è un obbligo cui numerosi cartelli di avvertenza rimandano espicitamente. Accettarle intimamente è auspicabile, ma su questo, almeno, non c'è alcun controllo possibile.
Al numero 1 della lista dei divieti c'è quello assoluto di intrattenere ospiti, maschili, in qualsiasi ora del giorno, e nemmeno da immaginare lontanamente, della notte. La pena è la cacciata immediata dal convento.
In questi mesi ho visto di tutto, anche chi ha dato incautamente fuoco alla cucina col rischio che saltasse tutto in aria ed è stato al massimo rimproverato con un buffetto sul viso.
Ma nessuno osi mettere apertamente in discussione la norma dell'ospite inopportuno.
Capite bene che allora sentirsi la monaca di Monza qua dentro è un attimo.

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